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Sindrome dell’ovaio policistico Non solo Inositolo ma anche una dieta a basso indice glicemico/carico glicemico

La Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS),uno dei disordini endocrini più comuni della donna in età riproduttiva (8-18%), può presentarsi in maniera molto eterogenea, con iperandrogenemia e correlato fenotipo (acne, irsutismo, alopecia), anovulatorietà cronica, oligo-amenorrea, ridotta fertilità e complicanze nel corso di gravidanza. Inoltre, il 22% circa delle pazienti affette da PCOS tendono a sviluppare obesità centrale ed insulino-resistenza, con conseguente iperinsulinemia compensatoria, fattori considerati determinanti nella patogenesi dell’ anovulazione cronica in relazione alle azioni svolte dall’insulina sulle cellule della teca ovarica Per tali motivi trovano indicazione sostanze insulino-sensibilizzanti quali metformina, pioglitazone ed inositoli, nei protocolli terapeutici sviluppati per curare la sindrome. Gli inositoli (cicloesano-1,2,3,4,5,6), sono polioli ciclici presenti in 9 forme stereoisomeriche, definite dall’orientamento spaziale dei loro sei gruppi idrossilici. Tra queste il myo-inositolo ed il D-chiro-inositolo sono le forme stereoisomeriche più frequentemente rappresentate nell’umano, il primo coinvolto nei meccanismi di assorbimento cellulare di glucosio, il secondo in quelli della sintesi di glicogeno In vivo il D-chiro-inositolo è sintetizzato da una epimerasi che converte myo-inositolo in D-chiro-inositolo. Il myo-inositolo, presente in vari alimenti (cereali integrali, semi, frutta) è la base strutturale del fosfatidil-inositolo, un componente di membrana che a sua volta viene utilizzato per la sintesi di derivati fosforilati, i fosfoinositidi. In breve, le cellule ricavano inositolo da tre fonti : (1) la sintesi de novo a partire dal glucosio 6-fosfato, grazie all’azione della 1-D-myo-inositolo-1-fosfato sintasi ; (2) la defosforilazione di inositol-fosfati derivati dalla frammentazione di fosfolipidi di membrana contenenti inositolo; (3) l’apporto nutrizionale e l’uptake dal fluido extracellulare attraverso specifici transportatori che possono essere distinti in due gruppi in accordo con il loro meccanismo di accoppiamento al trasporto di sodio o protoni Il myo-inositolo è dunque il maggior componente strutturale del fosfatidil-inositolo, un elemento essenziale della membrana cellulare, a sua volta indispensabile per la sintesi dei fosfoinositidi, coinvolti nella regolazione dei processi di proliferazione e sopravvivenza cellulare, nella regolazione strutturale del citoscheletro, nel metabolismo e nel “trafficking” intracellulare di calcio [4]. Il myo-inositolo è in grado di influenzare anche i processi di osteogenesi ed il mantenimento della densità minerale ossea, nonché la regolazione della funzione riproduttiva femminile e maschile, migliorando la qualità ovocitaria e la maturazione meiotica degli ovociti e la motilità nemaspermica. In sintesi myo-inositolo ed D-chiro-inositolo svolgono un ruolo positivo nella cura della PCOS, sia per la loro azione diretta nel distretto ovarico, sia per l’effetto indiretto esercitato in qualità di agenti insulino-sensibilizzanti Fonte : http://www.societaitalianadiendocrinologia.it/html/news/uso-dell-inositolo-nella-sindrome-dell-ovaio-policistico.asp Perché è sempre meglio associare una dieta a basso indice glicemico/carico glicemico. Questo è l’unico modo per prevenire e/o curare l’insorgenza di insulino-resistenza e, quindi, iperinsulinemia. In altri termini, più si adotta una dieta ricca di zuccheri, carboidrati raffinati e altri cibi ad alto indice glicemico (IG), peggio è per un organismo già penalizzato in termini di corretta metabolizzazione dei carboidrati, quale quello delle donne affette da PCOs. Occorre aumentare il consumo di cereali integrali in chicchi e cereali minori, sostituendoli a pasta, riso e pane, anche se bisogna tenere presente che il riso induce comunque una risposta glicemica superiore a quella della pasta, così come che tra pasta/pane normale e pasta/pane integrale c’è uno scarto irrisorio di IG. Per questi motivi, è comunque consigliabile ridurre il consumo di questi alimenti, in favore di altri a minor IG, quali grano saraceno, quinoa, amaranto, miglio, farro integrale e pane nero di segale. Inoltre, quando si mangia la pasta, è fondamentale cuocerla al dente, e al pane fresco e ricco di mollica va preferito quello tostato e/o con poca mollica, perché il calore ne inattiva i lieviti in eccesso, rendendolo più digeribile oltre che abbassandone lievemente l’IG. Occorre sempre associare la verdura (fonte di fibra) e una fonte proteica e/o lipidica a un pasto a base di carboidrati o, ancora meglio, far sì che la quota di carboidrati rappresenti la componente minore del pasto. Questo perché fibra, proteine e grassi sono tutti nutrienti che abbassano il carico glicemico. Per quanto riguarda la frutta, l’indice glicemico è abbastanza variabile: Occorre fare attenzione al grado di maturazione (più un frutto è maturo, più zucchero veicola) e a non eccedere con la porzione, per non aumentare il CG; È poi meglio consumarla con la buccia (ben lavata) e mai frullata, perché l’eliminazione delle fibre aumenta notevolmente la velocità con cui gli zuccheri passano nel sangue . In generale, comunque, è bene non esagerare con le quantità… una piccola porzione di pasta è meglio rispetto a una porzione enorme di orzo o grano saraceno! E la regola vale anche per i secondi, soprattutto sei si tratta di latticini, i quali, pur avendo un basso IG, sono caratterizzati da un elevato indice insulinemico: esercitano, cioè, un forte stimolo alla secrezione di insulina a prescindere dal contenuto glucidico, e vanno pertanto consumati con moderazione. Infine, i dolci: sono senza dubbio da riservare alle occasioni, visto l’elevatissimo contenuto di zuccheri e farina (carboidrato semplice + carboidrato complesso = un’impennata dell’IG Ricapitolando, l’ideale sarebbe fare un’abbondante colazione, che includa una fonte di carboidrati sia complessi (pane tostato a lievitazione naturale, pane di segale, fiocchi d’avena) sia semplici (miele biologico o un frutto fresco di stagione), una fonte di proteine (yogurt greco, prosciutto crudo o altri affettati DOP/senza nitriti né nitrati, uova, salmone affumicato o tonno/sgombro in scatola di ottima qualità), e una piccola componente di grassi (frutta secca, semi oleaginosi o un velo di burro di centrifuga). Il pranzo può comprendere una piccola fonte di carboidrati a basso IG, con legumi o un’altra fonte proteica animale (pesce, uova, carne), abbondante verdura e olio extravergine. La cena, invece, dev’essere molto leggera e a basso CG: via libera, quindi, a verdura e proteine, sempre con olio E.V.O.